Mercato mutui 2015, Abi: boom erogazioni, 26,6 miliardi

Mercato mutui 2015: superate le aspettative

Sembra che il problema della stretta al credito, che è andato crescendo di pari passo con l’inasprirsi della crisi economica, sia ormai storia passata. A suggerlo è l’Abi, che a fine agosto ha pubblicato i dati relativi alle performance del mercato mutui. L’indagine ha interessato i primi sette mesi del 2015.

Ebbene, l’importo totale dei mutui erogati ha fatto segnare un eccellente +82% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In termini assoluti, da gennaio a luglio (compreso) del 2015 sono stati forniti mutui per 26 miliardi. Una cifra enorme se paragonata ai 13,04 del 2014 e agli 11,3 del 2013. In grande spolvero i mutui per l’acquisto della casa, che rappresentano il 40,8% del totale.

E’ interessante anche il dato disaggregato dei mutui a tasso fisso e di quelli a tasso variabile. Il confronto tra i due metodi di composizione della rata prosegue in modo assai più equilibrato rispetto al passato. A primeggiare, ancora una volta, è la soluzione a tasso variabile, che costituisce il 49,4% delle nuove erogazioni. Una parte consistente dei prodotti prevede invece una rata a tasso misto.

Sul fronte del tasso fisso, però, va segnalata una marcata ascesa negli ultimissimi tempi. Dei mutui accessi a luglio, il 60% è stato stipulato con questo metodo.

Buone notizie anche per quanto riguarda il mercato mutui rivolto alle imprese. In questi sette mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, l’importo complessivo è aumentato del 16%. Stesso discorso per il credito al consumo, diretto principalmente alle famiglie (e che comprende anche i prestiti personali e in generale i finanziamenti di piccola entità), che ha fatto registrare un incoraggiante +24,3% (il dato si riferisce al gennaio-luglio 2015, in relazione al gennaio-luglio 2014).

Mercato mutui immobiliari: le ragioni di un balzo

Il mercato mutui, dopo anni di crisi, sta andando finalmente bene. In particolare era dal 2011 che non si registravano performance di questo livello. Ci si potrebbe interrogare sul motivo di questa ripresa. E’ da escludere che, tra le ragioni, possa essere inserito un miglioramento del tenore di vita dei cittadini, e quindi una maggiore capacità di spesa. Il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato e la pressione fiscale non si è alleggerita.

E’ probabile che il merito vada rintracciato nel lato dell’offerta: le banche prestano di più perché, grazie alle politiche monetaria della Bce, hanno molta più liquidità. Inoltre hanno abbassato gli interessi, reagendo al clima “espansivo” instaurato, ancora una volta, dalla Banca Centrale Europea. Il credit crunch, dunque, è stato risolto per via monetaria, non fiscale.

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